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25 Aprile 2009
Archeologia del lavoro.
L’opera del lavoro, il lavoro all’opera!
Ore 17,00 Visione del film di montaggio:
“TRA. Fenomenologia di una contraddizione.”
di e con Lucio della Luna, colore 27’ 2009.
Ore 17,30 incontro sul lavoro,
materialità ed immaterialità di una condizione,
l’opera del lavoro, il lavoro all’opera (sono stati invitati Benedetto
Vecchi, Paolo Virno, Sergio Bianchi, Nanni Balestrini, Gabriele Polo,
cub, cobas, cgil, esc ed altre strutture).
Ore 20,00 pausa-aperitivo.
Ore 20,30 film a sorpresa del gruppo amatoriale sulla condizione operaia.
Ore 22,00 cena.
Costo della cena a sostegno del quotidiano Il manifesto:
10 euro contratto a tempo indeterminato.
5 euro contratto a tempo determinato.
3 euro precario al nero e studente.
0 euro disoccupato.
Si consiglia la prenotazione per la cena al numero 06/30683440
La giornata si svolgerà nel padiglione 41 dell’ex ospedale
psichiatrico Santa Maria della Pietà.
Organizzano: Cooperativa Passepartout, gruppo amatoriale, Lucio della Luna.
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Il nostro nuovo cortometraggio…
Un progetto clandestino che ha pian piano preso piede. Incontrarsi in un luogo di lavoro… di notte. Cucinare, mangiare e gustare prelibatezze video liberamente. Poche indicazioni, tracce sul web e passaparola tra amici: questo è il “Lucio della Luna Project”. Siamo quel che siamo, ma lo regaliamo al mondo. Col tempo la porta è aperta a tutti, sfondiamo muri – il lavoro, le gabbie, i vecchi media – per costruire luoghi nuovi, abitabili, “alternativi”…
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M, il mostro di Dusseldorf è un film di Fritz Lang del 1931, con Peter Lorre, Ellen Widmann, Otto Wernicke, Inge Landgut, Theodor Loos. Prodotto in Germania. Durata: 117 minuti.
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Boudu salvato dalle acque, film di Jean Renoir del 1932 con Michel Simon.
- La speranza, Marie, è un condimento indispensabile al grigiore dei bisogni utili. (Lestingois)
- Lestingois: Ama Voltaire?
Studente: Sì.
Lestingois: Ha ragione.
Studente: E’ lui che ha ragione.
- Inneggiamo alla bendata fortuna, che sotto la forma di un biglietto della lotteria, permette alla spensierata giovinezza di unirsi all’innocente beltà. (Lestingois)
- Lungo il fiume mi voglio seder
l’aria fresca, la calma goder
mentre il mondo continua a girar
senza bene sapere perché
ma è meglio campare così
ta ta ta ta ta ta ta ta ta (Boudu)
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Voglio fare un film
Il Gruppo Amatoriale, fondato da Fabrizio Ferraro, Pulika Calzini e Vania Castelfranchi con il contributo di Fernando Birri, è una sorta di scuola di pensiero o comunità di intenti che ha avviato una complessa riflessione sulla natura e il significato del cinema e del “fare immagini”.
Uno degli elementi fondamentali di questa riflessione è la volontà di recuperare il valore dell’immagine cinematografica, violentata ed esautorata dalla riproduzione meccanica dei nuovi mezzi digitali: un progetto che nasce dalla necessità intellettuale di “rilanciare una pratica estetico-politica che possa saper utilizzare e gestire i nuovi mezzi tecnici, con una consapevolezza e con un fare che faccia esplodere tutte le contraddizioni interne a questo nuovo modo di relazionarsi e di produrre opere audiovisive” [F. Ferraro, read more].
Uno dei film di Fabrizio Ferraro, Le variazioni del signor Quodlibet. Film-studio in III variazioni, è disponibile su www.tichofilm.com. Rifacendosi alla struttura del quodlibet bachiano, il film riprende tre momenti diversi di Fabio Quodlibet (interpretato da Aldo Maria Pennacchini), un attore che vuole a tutti i costi “fare un film” ma non ha i soldi per realizzarlo. Tra una variazione e l’altra, intervallata dalla musica di Bach e dall’incessante, ossessiva penuria di denaro, Le variazioni del signor Quodlibet rappresenta un vero e proprio manifesto dell’Amatorialità, un appello disperato a riappropriarsi delle immagini, un trattato filosofico sulla crisi della modernità e la deriva del linguaggio: un film sulla parola, urlata, ripetuta fino al parossismo, che è insieme pura emissione vocale, rumore, sfogo verbale; un film sull’impossibilità del racconto e della rappresentazione, costretta a ripiegare su se stessa e a concentrarsi sul gesto che la genera e sui modi in cui essa deve proseguire nonostante tutto.
“In questa fase non c’è più spazio per la rappresentazione, ma solo per il gesto, il gesto immobile, unico elemento veramente legato al senso della vita. Solo l’atto bisogna rappresentare, una meccanica espressione di un disagio, dinanzi ad una macchina da presa o telecamera: il disagio di una maschera che racchiude in sè ogni movimento: quello fisico e vocale. Bisogna opporsi alla velocità di costruire una nuova densità del tempo, per far pesare come un macigno ogni secondo che passa.“
[citazione da Le variazioni del signor Quodlibet]




