Voce della Luna


Santa Maria della Pietà, la cooperativa Passpartout rappresenta “la contraddizione del mondo del lavoro”

Articolo scritto da Antonella Giordano – Liberaroma.org Venerdì 20 Marzo 2009

«Traversare una strada per scappare di casa lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo e non scappa di casa». Lavorare stanca, è il titolo della raccolta di poesie di Cesare Pavese ed è l’opera che ha ispirato “Tra. La fenomenologia di una contraddizione”, un cortometraggio sul tema del lavoro realizzato dalla cooperativa sociale integrata Passpartout che lavora da tanti anni nella falegnameria del padiglione 41 dell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà. Ogni giorno i lavoratori della cooperativa Passpartout fanno lavori di restauro, intagliano il legno e cercano di unire costantemente il lavoro manuale a quello creativo. «Perché – ci spiega Marcello Fagiani, il presidente della cooperativa – il lavoro può rappresentare a volte una condanna a volte un riscatto e noi abbiamo cercato di rappresentare questa contraddizione che a volte diventa attrito tra cultura, arte, poesia e lavoro. La falegnameria è una forma di lavoro artigianale quindi ha già in sé una forma di creatività, il momento in cui l’individuo cresce mentre le forme di lavoro più brutali espropriano la persona di questa dimensione. La società contemporanea ci pone di fronte a questa contraddizione e con il nostro operato vogliamo spostarla il più possibile dalla parte del lavoro che fa crescere». Il cortometraggio parte dal concetto di sciopero virtuale, spiegato in conferenza stampa dal Ministro Sacconi, come forte provocazione per tutti i lavoratori cui è stato tolto l’unico strumento per far sentire la propria voce, un diritto conquistato negli anni sulla pelle di chi ci ha preceduto. Immancabili le scene di catene di montaggio, tratte da film come “Tempi Moderni” e “La classe operaia va in paradiso”. Sullo sfondo dei primi 4 articoli della Costituzione, che sono quelli dedicati al diritto al lavoro e all’uguaglianza sociale, si intrecciano immagini delle operose attività dei lavoratori della falegnameria e di un’attualità politica che sembra non tener conto dei principi costituzionali. Quello che ne deriva è un conflitto che, inevitabilmente, si ripercuote pesantemente sulle esistenze della gente. A Maurizio Mequio, della cooperativa Passpartout, abbiamo chiesto come è nata l’idea di questo cortometraggio. «Noi, come Lucio della Luna, uno pseudonimo che contiene in sé una rete di autori, artisti, pittori e intellettuali, abbiamo un blog su cui mettiamo piccoli video su quello che facciamo, incontri, mostre ecc. Abbiamo deciso di realizzare questo cortometraggio usando un blog come questo, che è diventato un tavolo di studio: tutto quello che ci colpiva, video, foto, poesie, musica e quant’altro, lo prendevamo dalla rete e lo mettevamo in rete. Di tutto il materiale raccolto abbiamo votato quello che ci piaceva di più ed abbiamo cominciato a cercare vari collegamenti tra i materiali e li abbiamo montati. Per raggiungere il risultato finale abbiamo ragionato tantissimo insieme sul concetto dell’ “archeologia del lavoro” che parte dall’ “archeologia del sapere” di Foucault, il quale afferma che noi siamo coperti da strati che ci portiamo dietro da secoli, che sono i nostri riferimenti culturali, ma anche i condizionamenti sociali che la società ci mette addosso. L’archeologia del sapere è quell’andare a vedere questi strati, riuscendo a denudarci per raggiungere la vera consapevolezza di quello che siamo, quello che siamo veramente grazie a questi strati, ma anche senza. L’archeologia del lavoro è un qualcosa che va oltre questo concetto. E’ un riappropriarsi del luogo del lavoro come luogo di vita, di cultura, come luogo che non aliena. Da qui nasce il conflitto del cortometraggio tra il modo di pensare che dice “abbiamo bisogno del lavoro per vivere” e un altro modo di pensare che dice “il lavoro oggi fa diventare l’uomo una bestia”. Abbiamo cercato di rappresentare questo conflitto a nostro modo, senza trovare una risposta risolutiva. Nel finale, però, abbiamo scelto la scena di “Tempi moderni” in cui Charlie Chaplin esce dal posto di lavoro e incontra una ragazza e questo a significare, come scrive anche Pavese in “Lavorare Stanca”, che l’amore può essere una via d’uscita a questa contraddizione. Dunque è al di fuori del mondo del lavoro che l’uomo può trovare una risposta; al suo interno, come abbiamo rappresentato nel nostro corto, sembra che il conflitto sia irrisolvibile». Questo cortometraggio verrà presentato al Roma Europa fake festival. «Parteciperemo anche alla libera esposizione delle arti “Techne” presso l’Ex Lavanderia che si terrà il 28 aprile».


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